venerdì 3 aprile 2009

Eutelia, Safilo, Telecom ENEL, Stefanel...mal comune mezzo gaudio

Dopo la parola subprime, il vocabolario di Piazza Affari deve metabolizzare un altro inglesismo: covenant. Il termine indica il vasto insieme di clausole - di natura finanziaria e non - che riempiono un contratto di finanziamento. Il punto decisivo è questo: se vengono violate la banca può chiedere il rientro anticipato del prestito, accettare di rinegoziarne i termini o accordare una deroga. In tempi di vacche grasse i covenant non fanno notizia. Ora però che si vive in tempi grami, nessun dettaglio viene lasciato al caso. Gli istituti di credito stanno così bussando alla porta dei loro clienti per verificare se tutto prosegue secondo accordi. E gli esiti sono spesso negativi.

È successo, ad esempio, a Telecom Italia questa primavera, quando, incassato il downgrade dalle case di rating, ha dovuto integrare le garanzie prestate a fronte di prestiti con la Bei.
Anche Enel prevede clausole analoghe e sempre in merito a prestiti accesi con la Bei.

Rinegoziare il debito, spesso ingente dopo stagioni in cui andare a leva era quasi un obbligo, è ormai una parola d’ordine di Piazza Affari. Tiscali, Ferretti e Seat sono forse i casi più eclatanti. Ma non di certo gli unici.
L’ultima in ordine di tempo ad annunciare che i vincoli sui finanziamenti sono saltati è stata Eutelia che dovrà ricorrere a un piano industriale che prevede la cessione di asset non strategici e, parallelamente, alla ristrutturazione del debito (66,6 milioni a fine dicembre a fronte di un ebitda negativo per 9,4 milioni) e dei relativi covenant finanziari «che non risultano più coerenti con i valori di bilancio 2008».
Prima è stata la volta di Socotherm, che ha chiesto alle banche una moratoria sugli obblighi di pagamento delle società italiane del gruppo e ha incaricato Leonardo & Co di curare la ristrutturazione del debito e, contemporaneamente a Rothschild, di ricercare un partner strategico. La società della famiglia Soave ha posticipato ieri la pubblicazione dei dati 2008 (atteso un debito di 217 milioni di euro su un ebitda di 52 milioni). Rottura di un covenant (riguardante il patrimonio netto minimo) anche per Sorin che infatti sta ridefinendo con le istituzioni finanziarie i vincoli sul debito a lungo termine. Anche Montefibre sta procedendo sulla strada della ristrutturazione del debito (53,7 milioni a fine 2008 su un mol negativo per 7,3 milioni).

Safilo che, a quanto risulta, per stare tranquilla dovrebbe mantenere un rapporto debito su ebitda pari a 3,5.
Il gruppo della famiglia Tabacchi invece ha chiuso il 2008 con debito di 570 milioni e un ebitda di 126. E per gli analisti il rapporto potrebbe salire nel corso dell’anno addirittura a 5. Per questo Safilo da qualche tempo ha allo studio «varie soluzioni volte al rafforzamento della struttura del capitale», inclusa la possibile diluizione dei Tabacchi (al 40% circa del capitale).
Stefanel. Il gruppo di Ponte di Piave infatti, nonostante l’aumento di capitale da 40 milioni di euro della scorsa estate, avrebbe sforato i parametri richiesti dalle linee di finanziamento sul 2008 (ovvero un indebitamento

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