lunedì 29 dicembre 2008

Le solite voci di corridoio si inseguono insistentemente ormai da troppo tempo. Il 7 gennaio 2009 sono state convocate le parti sociali per discutere del fatitico punto 7 degli accordi presi a Giugno 2007 riguardardanti cessioni di rami d'azienda e chiusure di sedi aziendali con conseguente spostamento del personale. Tutto, comunque e da verificare mentre i tanto paventati accordi preventivi con i sindacati sono solo voci per mettere in cattiva luce il lavoro effettuato faticosamente fino adesso con una azienda allergica alle "intrusioni" sindacali

Arezzo, 29 dicembre 2008 - E’ la prima delle grandi inchieste del 2008 che taglia il traguardo della chiusura. Per Eutelia l’avviso di conclusione delle indagini, in gergo '415 bis' come l’articolo del codice di procedura penale che lo regola, dovrebbe arrivare già ai primi di gennaio, non appena la macchina del Palazzo di giustizia riprenderà a girare a pieno ritmo, subito dopo la Befana. D’altronde, secondo le indiscrezioni, è già tutto pronto, fatta eccezione per qualche adempimento formale di scarsa importanza rimandato perchè incombevano le feste di Natale.

I reati contestati restano quelli ipotizzati fin dal clamoroso blitz del 21 maggio che diede sostanza a mesi e mesi di paziente lavoro della Guardia di Finanza: associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale (cioè all’evasione) e al falso in bilancio. In sostanza, il meccanismo che il Pm Roberto Rossi e le Fiamme Gialle sono convinti di aver ricostruito è quello relativo a un colossale giro di denaro attraverso società fittizie costituite ad hoc che avrebbero consentito di stornare 50 milioni di euro dai bilanci ufficiali per dirottarli all’estero. E questo appunto è il falso in bilancio. Visto poi che su questa cifra nessuno avrebbe pagato le tasse, è scattata anche l’accusa di evasione.

Inutile dire che Eutelia, compagnia telefonica fra le più importanti d’Italia, nata dalla fusione fra Plug-it ed Edison-tel e ben presto ascesa al gradino di quarta società nazionale del settore, nega tutto o al massimo è disposta a concedere qualche irregolarità di poco conto. Ma la difesa del gruppo di via Calamandrei non ha affatto convinto il Pm Rossi, protagonista di un altro anno, il 2008, a tutto gas, dalla vittoria nel processo di Variantopoli all’inchiesta sul presunto inquinamento alla Chimet. Lo dice lo stesso avviso di chiusura delle indagini, che viene inviato solo nel caso il magistrato preveda di chiedere successivamente il rinvio a giudizio. Altrimenti si procede con la richiesta di archiviazione. Teoricamente le ulteriori mosse difensive di Eutelia potrebbero spingere l’accusa a proporre l’archiviazione dopo i venti giorni previsti dal 415 bis, ma non sembra questo il caso.

Nel mirino della procura c’è quasi tutta la famiglia Landi, che controlla il pacchetto di maggioranza. Innanzitutto Samuele Landi, amministratore delegato e uomo forte di via Calamandrei. Con lui il fratello Raimondo e i figli di questi Sauro ed Eva. Indagati anche un altro cugino, Alessandro, figlio di Angelo, il presidente di Eutelia, Pasquale Pallini e Daniele Bonarini. Due gli avvocati difensori: Alessandra Cacioli e, soprattutto, Ennio Amodio, principe del foro milanese che in passato ha avuto a lungo per cliente Silvio Berlusconi. Come a dire che i Landi (formalmente la nomina di Amodio è stata effettuata solo da Samuele, ma inevitabilmente si trascina dietro anche le altre posizioni) sono intenzionati a difendersi al meglio. Costi quel che costi.
Salvatore Mannino

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